Siamo in palestrina, oggi ho pensato di usare materiali particolarmente differenti tra loro e con bimbi “grandi” serve uno spazio grande e silenzioso.
Tra oggetti che vengono presi, appoggiati, studiati, scambiati, sbattuti, classificati…vige un silenzio da “sala studio”.

Poi un bimbo si siede in un angolo e con un attrezzo improvvisato fa una cosa davvero speciale: in poco tempo sbuccia perfettamente una castagna cruda! E’ molto soddisfatto, così tanto che la mostra ai bimbi e a me con un sorriso raggiante. Per farla vedere bene va vicino agli amici e abbandona l’attrezzo sul pavimento. E’ bastato un attimo e un altro bimbo ha già l’oggetto in mano.
Allora gli va vicino e glielo richiede, usando le parole, i gesti, le espressioni del viso. Cerca di convincerlo portandogli altre cose per uno scambio, ma niente da fare.
Sono bimbi di due anni ma a nessuno dei due è venuto in mente di arrabbiarsi, usare la mani, spingersi o in qualche modo sentirsi in diritto più dell’altro.
Stanno negoziando come bravissimi mediatori, come mai avrebbero potuto fare se io fossi intervenuta col mio personalissimo senza di giustizia.
Allora il bimbo rimasto a mani vuote stringe i pugni e piange. Solo pochi attimi, giusto un momento di resa, per lasciare andare la tensione, per digerire la frustrazione che la vita a volte non va come vorremmo.
Poi serenamente viene da me e mi dice: “ Non ce l’ho fatta!” e torna dall’amico per giocare, senza rancore. Per il resto del tempo hanno usato insieme tutta una serie di altri oggetti inventandosi interessanti esperimenti.

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