Il tema del Contenimento Affettivo affrontato quest’anno all’Asilo sta producendo riflessioni, sul modo di lavorare, sul modo di relazionarsi ai bambini e ai genitori; riflessioni collettive e anche personali.

Il contenimento può esistere esclusivamente all’interno di una relazione significativa e il ruolo dell’adulto è quello di persona consapevole di ciò che si sta compiendo all’interno di questo rapporto.

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Consapevole perchè, come vedremo in seguito, il contenere non si esaurisce nell’abbraccio che si offre per sentirsi uniti nel momento in cui la crisi del bambino deve essere presa in carico.

La necessità di contenimento arriva principalmente nel momento del bisogno, bisogno che ogni bambino esprime con i mezzi che ha a disposizione in quel momento: un capriccio, una sfida, un rifiuto, un pianto, delle urla. Tutti atti che producono una crisi quando si scontrano con la fermezza dell’adulto.

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Ogni crisi dunque contiene un bisogno. Non esiste il capriccio fine a se stesso, non esistono bambini dispettosi o incontenibili. Esistono bisogni che, se non vengono compresi e considerati, possono gonfiarsi fino ad esplodere, possono trasformarsi in mille atteggiamenti e far diventare il bambino quel piccolo tiranno capace di tenere in scacco genitori e adulti che gli stanno vicino.
Bisogni che si travestono da capricci e da sfide giocate nei confronti dell’adulto; perchè sfidare l’adulto è fondamentale per ogni bambino: significa imparare ad affermare se stesso, iniziare a capire fin dove si può arrivare, quali sono i propri limiti e le proprie capacità; ricordiamoci però che il punto di partenza non è mai il capriccio in sè, semmai diventa uno strumento usato per portare l’attenzione su un bisogno.

E, il bisogno, capita sia davvero semplice, magari proprio quello di ricevere più attenzioni e più limiti; spesso infatti è proprio il bisogno di sentire che, se si supera una certa soglia, c’è qualcuno lì pronto, sempre, a impedirlo.

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I grandi si lasciano umanamente travolgere dalle emozioni che la crisi del bambino sa far emergere: fastidio, rabbia, senso d’impotenza, impazienza, sconforto, vergogna, e potrei continuare a lungo.
Questo complica il tutto, complica la relazione e complica la risoluzione della crisi.
Il bisogno semplice e allo stesso tempo estremo di ogni bambino è quello di sentire che il Suo Qualcuno di riferimento in quell’istante ha la situazione sotto controllo, ha la consapevolezza di sapere cosa è giusto/meglio/necessario per LUI, anche se va contro il suo stesso (apparente) volere. Niente di più. Riuscire a trasmettere la sensazione che si ha chiaro ciò che è giusto in quell’istante, toglie al bambino la responsabilità della gestione della situazione e gli permette di viversi la crisi e, al contempo, di riemergerne.

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Quando l’adulto riesce a trasmettere questa sicurezza è come se stesse offrendo al bambino uno spazio con degli argini, dei confini entro cui esprimersi ma non disperdersi e quindi non protrarre all’infinito un comportamento o uno stato emotivo negativo.
Lo spazio che si concede al bambino è protetto, è gestito dall’adulto, è tenuto insieme dall’adulto, che è in grado anche di percepire se quello spazio va delimitato da un abbraccio, o se è preferibile la presenza consapevole ed empatica per permettere una risalita autonoma dalla crisi.  A volte fare i conti con la propria capacità di risollevarsi da soli è molto più contenitiva di un abbraccio dato con ansia o con rancore nella pancia.

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La Crisi può arrivare all’improvvviso, ma  spesso trova spazio quando il bambino non ottiene (o non lo ottiene immediatamente) ciò desidera e viene quindi fermato (perchè si sta facendo qualcosa di pericoloso, perchè è regola condivisa che questo non si può fare, perchè il bambino è ancora troppo piccolo, ogni famiglia ha i propri NO su cui lavorare). Questo tempo che intercorre tra il desiderio insoddisfatto e l’accettazione di non poterlo soddisfare contiene il bisogno del bambino di sentire che qualcuno / il suo adulto di riferimento in quel momento / ha la consapevolezza del presente, ha la forza di sostenere una decisione, di mantenere saldo un no, ha la capacità di offrirgli degli argini entro cui continuare a crescere, anche soffrendo. Senza argini, senza confini, senza pelle, non si esiste. Ci si disperde. Senza sofferenza non si conosce la frustrazione e non si apprende la capacità di sopportarla. Ogni bambino, quando scopre di riuscire a sopportare una frustrazione diventa un pò più grande, compie un passo avanti nel suo percorso di crescita.

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Questo succede quando un genitore offre al proprio bimbo questo spazio-luogo mentale, emotivo, sensoriale in cui può davvero esistere un contenimento affettivo. Che non è una punizione, che non è permettere ogni cosa per sfiancamento, che non è un semplice abbraccio come fosse una coccola, è uno spazio di consapevolezza e integrità dell’adulto.

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Il genitore è anche questo, o forse è questo principalmente. E’ colui che sa quando e come questi argini devono farsi sentire e come devono essere percepiti. Saper dare questa stabilità ai bambini è ciò di più Complesso, Affascinante e Prezioso che il ruolo del genitore possa offrire.

Complesso perchè non sempre si hanno la forza e l’energia necessarie per rimanere lucidi ed empatici davanti al terremoto emotivo che le crisi inevitabilmente suscitano (anche nell’adulto più consapevole).  Si viene letteralmente invasi da un’infinità di stati-pensieri-emozioni che rendono questi momenti estremamente faticosi, imbarazzanti pure, se per caso ci si trova in mezzo ad altri.

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Affascinante perchè è un continuo crescere, sia per il bambino che per l’adulto che lo accompagna. Si cresce in due, ci si trasforma e s’impara a conoscersi. E, paradossalmente, mettere degli argini e porre dei limiti ai bambini significa proprio renderli liberi.
Spesso mi son sentita ribattere che in questo modo, invece, si rischia di limitare la libertà dei bimbi; se ci riflettiamo ci rendiamo conto che è proprio il contrario. La libertà, termine comunque altamente interpretabile, è (secondo me) conoscenza di se stessi, prima di tutto. Senza la consapevolezza di noi stessi, di chi siamo, di cosa vogliamo essere o diventare, di come vogliamo vivere e trasformarci, non ci sarà mai la libertà di scegliere e di assumersene la piena responsabilità. Questo si impara da adulti, ovvio; ma da bambini è importante iniziare a sperimentarsi, a trovarsi in situazioni che possano favorire il contatto con le proprie risorse e con le capacità di costruircele. E’ una sorta di libertà protetta, perchè da bambini non si può ritrovarsi senza confini, senza punti di riferimento, si rischia soltanto di far prevalere la paura, la solitudine, la fatica di non sentirsi adeguati. La responsabilità sarebbe troppo grande e scegliere diventerebbe troppo difficile, perchè ancora non ci si conosce. I bambini devono avere degli adulti che scelgono per loro, anche per imparare a dire di no, e quindi ad autoaffermarsi.

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Infine, Prezioso perchè non c’è niente che riempia di più un’essere umano se non la percezione di sentirsi accolti, compresi, sostenuti e accettati.
E questo non ha bisogno di ulteriori parole.

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Caterina

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