In questo periodo strano, dove tutto è cambiato, è stato inevitabile fermarsi.
Il corpo, questo bistrattato, che appare fragile in questo momento, ma tanto viene dato per scontato in tempi di normalità.
Il corpo che affronta le paure e che in questo questo periodo ha assunto un nuovo valore.
Lungi da me la volontà di voler banalizzare la specificità e complessità del momento collettivo che stiamo vivendo, vorrei solo dare uno spunto di confronto e ricordare….
Ballando con bimbi e adulti, dovrebbe essere naturale per me rivolgermi al corpo, ogni volta che ho dubbi e incertezze. Ma proprio ora, mai come in questi giorni di limitazioni e stop forzati, giorni di preoccupazioni e difficoltà collettive, mi sono resa conto di quanto l’avessi perso di vista, il mio corpo, nel mio correre quotidiano, nel mio fare…
E poi tutto è cambiato, il corpo si è fermato, si è ritrovato più solitario e dopo un primo periodo di sbandamento, il corpo ed io ricominciamo a parlare.Come? Ballando.
Siccome sono nella mia solitudine, ballo davanti allo specchio. Ballo con lui, con il corpo. Lo guardo e lo studio.
E nella baraonda colorata quotidiana della vita in asilo si poteva osservare sempre, come ciascuno di noi, grandi e piccoli, fosse unico, avesse il suo speciale modo di stare davvero bene ed esprimere il proprio bisogno, ciò che manca e ciò che possiamo ritrovare, in noi stessi prima che fuori.

