In questi giorni è arrivata una domanda o forse potrei dire una piccola  provocazione  inaspettata di un papà che ci conosce bene e ci sostiene moltissimo… e proprio per questo  ha stimolato in noi importanti riflessioni, passate da una dada all’altra, tra progetti, percorsi, cambiamenti, sguardi sui bimbi e sulla società e condivisa con le psicomotriciste per chiudere un interessante cerchio di primi pensieri.

Insomma grazie mille! E questo è solo l’inizio di un importante lavoro che ogni anno o forse due riprendiamo in mano: dove siamo, chi siamo, dove stiamo andando, per quale sentiero; siamo ancora coerenti nonostante  siamo cambiati per crescere?

Come sempre ogni stimolo esterno  è una enorme ricchezza e una altrettanto grande sfida!

Ed è proprio attraverso un percorso di riflessione insieme sull’Atelier, da baby parking a nido, da nido a infanzia e infine a polo 1-6 che scrivo queste parole.

Siamo partite ormai 20 anni fa da un  giardino inesistente, da spazi piccoli e ricavati tra palestre e piscina e parco antistante, sfruttando i materiali che ci venivano in mente per portare una esperienza nuova ad un piccolo gruppetto di bimbi. Diventando nido abbiamo potuto finalmente usufruire di una progettazione ampia, che si srotolava nel tempo e che finalmente conteneva anche il fuori, il verde, che comprendeva  materiali e strutture bellissime e nuove, ma soprattutto occasioni di riflessione e di apprendimenti.

Nel 2011, il primo anno di nido in particolare, il giardino era ancora arido, con poche piante e uno spazio molto contenuto in cui portavamo continuamente arricchimenti dall’esterno: erbe, ramaglie, terricci vari, pigne, castagne e ogni sorta di idee e materiali.

L’esperienza  dovevamo crearla e così stavamo molto attente ad ogni piccola proposta, ad ogni stimolo e reazione, in primis le nostre, ancora non del tutto a nostro agio in questo nuovo spazio. Uscire con tutti i tempi non era ancora possibile, mancavano accortezze e esperienze del gruppo e il lavoro era tutto  diretto verso questo obbiettivo.

Tante sono le formazioni che abbiamo fatto per appropriarci di questo “giardino naturale”, di tane, alberi dove arrampicare, di spazi per correre, fiori e piante aromatiche fino ad arrivare all’orto e anche a spazi pensati per giocare, ma anche per amare il cattivo tempo e il vestiario adatto, per organizzarlo in modo facile e funzionale fino a diventare la norma di molti messi all’anno.

E’ stato il periodo in cui per la  feste di natale riempivano il dentro di rami e pigne, di odori del bosco per fare esperienze intense che ancora non potevamo permetterci in altro modo ma anche per sperimentare materiali di riuso, il gioco euristico trasformato dai sacchetti del cesto dei tesori a materiali per la costruttività e le ombre.

Negli anni pur aggiungendo ricchezza abbiamo tenuto più o meno tutto, continuando a creare spazi e ad arricchire ogni esperienza e percorsi:  gli impasti fatti con farine varie ci hanno accompagnato fino all’incontro con  l’argilla, pitturare con materiali naturali, curcuma e spinaci è diventato anche concederci esplorazioni in alcuni casi con acquerelli staineriani e colori ad olio.

Abbiamo continuato a sostenere la semplicità di un gioco libero in giardino ma abbiamo arricchiti gli spazi osservando e ascoltando i bambini: servivano più tane, più posti alti dove fare la base della nave dei pirati, dove nascondersi anche nel giardino grande.

Allo stesso tempo il dentro nel tempo è diventato un luogo sempre più magico, unico e speciale in cui ogni stanza ha preso vita per essere dedicata ad un uso particolare con molti più materiali adatti e pensati. Abbiamo imparato che stando sempre più facilmente fuori potevamo godere della bellezza dei nostri ampi spazi all’interno senza perdere nessuna opportunità, senza dover cercare estremi ma in un continuo movimenti alla ricerca di equilibri nuovi.

E poi ci siamo anche accorti col tempo, in particolare dopo la chiusura forzata, che dovevamo ritornare ad andare incontro ai bambini, un passo alla volta, a riprenderli là dove per mesi erano stati costretti a stare: di nuovo ripartire soprattutto dal dentro.

Allora servivano  giochi di riflessione e concentrazione per fermarsi un po’ sul  tappeto dopo pranzo e abbassare i toni… della voce, dei muscoli, delle relazioni per imparare di nuovo a stare insieme. Servivano angoli in cui ripararsi un po’ da soli o a due prima di rientrare  nel gruppo e tempo per incontrare nuovamente i libri e l’attenzione che richiedono.

In quel periodo in atelier sono arrivati anche giochi di plastica, pensati e sperimentati perchè particolari, ingegneristici quasi e molto amati ma che mantengono la caratteristica di stimolare la mente, le mani, il motorio fine, il gioco creativo e mai guidato, la relazione e l’autonomia.

Alcuni li abbiamo implementati nel tempo, altri no, sono serviti solo nel passaggio alla normale relazione tra bimbi. Ma siamo sempre in evoluzione, non portiamo una idea educativa fissa e non sposiamo nessun stile che non ci risuoni. Siamo più per integrare, scegliamo una educazione viva, in continua evoluzione e personalizzazione, in base ai bimbi che ci sono ma anche agli adulti che li accompagnano, alle passioni che sappiamo passare e alle idee che possiamo condividere. Perchè educare è accompagnare con cura, con presenza e coerenza.

Riteniamo che nulla di fisso e uguale a sè stesso dopo tanti anni può mantenere la vivacità della trasmissione di una esperienza e di una bellezza.

Lo scorso anno grazie al supporto dei genitori in giardino è arrivata una complessa parete per arrampicare dove dobbiamo sperimentare ancora come muoverci, dove sono i limiti, e  quali usi creativi ne faranno ogni volta i bambini.

E infine ultimamente ci hanno donato una struttura un po’ meno da “atelier” e più da parco classico. L’abbiamo soppesata un po’ come un oggetto estraneo che voleva contaminarci… prima di decidere infine di accoglierla perchè è una struttura di legno molto carina, molto versatile, che permette ai bimbi di arrampicare sulla prese per i piccoli, andando a riempire il vuoto che aveva stimolato quella stupenda  da grandi.

E poi c’è questo scivolo, questa idea che faranno la fila per un unico scivolo e una altalena un po’ diversa… e finirà come al parco giochi… ma vediamo, osiamo, osserviamo.

Ecco qui, dopo qualche settimana i bimbi ci danno come sempre la risposta.

Non sono affatto affascinati da questa struttura in modo particolare, nessuna gara allo scivolo, nessun gioco banale e stereotipato: sono i piccoli che hanno scoperto una piccola torre per loro nel giardino grande, che osano qualche arrampicata e esplorazione tra i grandoni, che hanno con stupore trovato una nuova casetta in un angolo ancora un po’ isolato.

Grazie bimbi, il gioco autonomo che fate quotidianamente, la sicurezza con cui vi muovete in giardino, gli spazi che esplorate con determinazione e le dinamiche ricche e sempre diverse che vivete tra voi, hanno reso questo nuovo materiale forse un po’ scontato, qualcosa invece di interessante e arricchente raccontando a noi adulti che l’importante non è avere idee fisse e metodi educativi standard, ma saper soppesare, osservare, dire si e anche no solo dopo avere riflettuto.

Magari torneremo indietro se servirà o scopriremo nuovi usi per questi materiali meno naturali e stimolanti ma che ci servono da ponte tra esperienze diverse, per chi arriva da fuori a percorsi iniziati e deve prendere coraggio e confidenza con la richiesta di autonomia che gli facciamo, per chi cerca qualcosa di conosciuto che lo aiuti e sostenga nella scoperta di sè e dell’altro, per nuovi stimoli per bambini di una nuova epoca che vanno incontrati e integrati nel mondo, mai isolati ma preservati per quando possibile.

Perchè anche questo è cambiato, le famiglie cambiamo casa, città seguendo il lavoro, si spostano di più e i bimbi vengono e vanno più facilmente a metà percorso quindi anche noi stiamo cercando un modo di accoglierli che vada verso l’altro senza snaturarci nè creare muri all’incontro.

Grazie come sempre per essere in viaggio insieme anche nello stimolare fondamentali riflessioni e sguardi differenti.

Pamela (responsabile educativa)

Condividi sui social