Sono le due del pomeriggio…
abbiamo appena sistemato dopo uno dei primi pranzi fuori. E’ venerdi.
I bimbi vanno tutti a dormire tranne il gruppo dei più grandi che ormai rimangono alzati, dopo aver aiutato a riordinare e pulire gli spazi usati per mangiare, insieme alle dade.
Abbiamo un lungo tempo, più di un’ora prima che si alzino i primi bimbi e che si prepari la merenda.
In questo spazio, dopo un momento di giochi autonomi e letture, proponiamo un laboratorio dedicato a loro.
Oggi proprio non sembra esserci spazio per concentrarci, per mettersi a dipingere o fare origami, a guardare una mappa e cercare collegamenti e a parlare.
Nemmeno una lettura speciale sembra catturare la loro attenzione.
Provo a osservarli nel gioco libero attendendo il momento per una proposta, cercando di capire oggi cosa può servire perchè percepisco una voglia di parlare, di esprimersi, di urlare e cercarsi… ma tutto un po’ caotico e che stenta a prendere una forma in modo autonomo.
Allora prendo in mano un gomitolo bianco e mi viene un’idea: la ragnatela.
Un gioco che hanno fatto da più piccoli, un laboratorio che tante volte proponiamo agli adulti durante le formazioni e che ha il valore di essere flessibile, adattabile, uno spunto per nuovi giochi e intrecci su misura di chi partecipa.
Un gioco che invita a fermarsi e guardarsi negli occhi, a pensare e esprimersi…. provo…
Ci sediamo in cerchio, in giardino. Il gomitolo ha attirato l’attenzione e in poco tempo cominciamo a passarcelo di mano. Chiedo di cercare solo poche parole per dire come stiamo.
Non esitano: “sono felice” – “mi annoio” – ” mi sento buffo”.
Ogni volta uno di noi tiene il filo intorno alla mano e passa il resto ad un amico. Così si crea una ragnatela, ma anche una stella, un disegno e si può tirare e sentire l’altro e percepire i legami e i nodi. E’ subito evidente che siamo tutti dentro al gioco, se io mi alzo si rompe il disegno, se uno tira l’altro deve adattarsi alla nuova posizione.
Ora siamo vicini e naturalmente si abbassano i volumi, le parole diventano un po’ meno e stiamo insieme in modo differente da prima.
Lancio una proposta; ora ognuno passa il gomitolo ad un compagno che sceglie e gli dice ciò che vuole.
Lunghi silenzi prima del lancio, qualche risata di imbarazzo ma tanto rispetto.
E poi le parole dette con cura: ” sei divertente” – ” ti voglio bene” – ” mi piace giocare con te”… e il primo giro è chiuso.
Alzo la richiesta; ora scegliamo ancora a chi dare il gomitolo per dirgli qualcosa che ci da fastidio.
Il gioco diventa profondo, il silenzio più rilassato ma emozionato. Ci guardiamo negli occhi, aiuto a rispettare i tempi di ognuno… e sono tempo lunghi, minuti di attesa fermi e silenziosi. Scappa qualche parola per rompere la tenzione ma torna sempre il silenzio.
Ci siamo: “non mi piace quando decidi sempre tu” – “non voglio fare solo il tuo gioco” – “non voglio che urli”.
Tutti ascoltano le parole che gli vengono dette con cura, sereni, emozionati e attenti.
Adesso sono rimasta io a dover ricevere il gomitolo, invito a essere coraggiosi e a dirmi ciò che vogliono: “non mi piace quando mi sgridi”.
Ora tocca a me trovare il coraggio: “non mi piace quando non mi sento ascoltata”.
Ecco, abbiamo finito il cerchio e ora guardiamo il nostro disegno, che bell’intreccio! Cosa ne facciamo?
Lo disfiamo e via per una corsa in giardino. Dopo quasi 45 minuti di emozioni e confronto ne abbiamo davvero bisogno.
Wow, che bel laboratorio che mi avete regalato bimbi. Grazie
Dada Pamela




