Leggendo la lunga introduzione di Umberto Galimberti al libro “100 Storie di Filosofi per ragazzi curiosi“, alcune cose mi sono risuonate come molto interessanti.
Punti di vista e spunti per osservare i bambini già dal nido e dalla materna mentre apprendono, sperimentano, giocano con una leggerezza invidiabile e una intensità totale.
Soprattutto come leggere e riflettere su ciò che vediamo e conosciamo dell’infanzia, senza esprimere un giudizio, o meglio ancora un pre-giudizio poichè si tratta sempre del nostro modo di vedere le cose in base ai nostri vissuti e alla nostra personalissima interpretazione di ciò che abbiamo davanti agli occhi.
Galimberti parla del dialogo come la distanza tra due o più opinioni, perchè non si dialoga con chi è d’accordo con noi, li si conviene!
Quindi il dialogo serve per cercare insieme nuovi orizzoti, per conoscere, per arricchirsi e non per vincere sull’altro. Il suo scopo e la sua conclusione non dipende da chi segna più punti, da chi ha ottenuto di sentirsi migliore o più intelligente ma dalla relazione che si va a creare. Incontrando l’altro conosco meglio me stesso e faccio esperienza di Vita.
Tutto questo è molto simile a ciò di cui abbiamo parlato con Vania durante il corso del CPP (centro psico pedagogico) sul metodo litigare bene: i bambini litigano di continuo perchè cercano la relazione e in quell’ ingaggio entrano in contatto profondo con sè, con le proprie competenze, con la propria forza e si mettono in gioco.
Ogni volta che noi interveniamo per dare indicazioni e soluzioni o anche per esprimere un parere, interferiamo su questo apprendimento. Congeliamo l’esperienza che verrà ripresa il prima possibile poichè questo è il motore alla base del contatto, dell’incontro e quindi anche di quello che noi vediamo come un litigare. E ad ogni ripresa qualcosa cambia, può aumetare l’intensità o magari l’insicurezza che l’intervento ha creato o la sensazione di non essere adeguati.
Certo come adulti e educatrici abbiamo un compito fondamentale: tutelare lo spazio in cui questo apprendimento può compiersi. Ovvero osservare, rimanere presenti e attenti, ricordare di non farsi male e far sentire ai bambini che ci siamo, che li vediamo e rispettiamo. Fare in modo che ci sia il giusto tempo per questa esperienza e che sia davvero alla pari e nessuno dei litiganti si trovi in una situazione di disparità. Ad esempio un una discussione tra età decisamente diverse, così come tra l’adulto e il bambino, il potere che ha il più grande rende la dinamica non più esperienza di relazione semplicemente, ma entrano in gioco situazioni molto diverse di cui tenere conto.
Quindi dicevamo il dialogo che non è solo quello che si fa a parole, ma con il corpo, la forza, lo sguardo, gli urli, i pianti…
Galimberti ci aiuta anche qui con questa precisazione: per cercare insieme all’altro la verità, ovvero per crescere, è necessario che” il tutto avvenga in un clima amicale e non competitivo. A questo allude l’espressione filia (amicizia) che compare nella parola filo-sofia.”
Ecco ancora una volta l’importanza dell’adulto che intesse quella trama di fiducia e espressione, di libertà e rispetto in cui possono germogliare i semi dell’amicizia, di un ambiente collaborativo.
Nel mettere in pratica sempre di più ciò di cui abbiamo discusso nella nostra formazione, ci siamo subito accorti che i bambini sono grandi maestri e filosofi. Litigano, urlano, si disperano apparentemente per un gioco oppure intavolano complicate argomentazioni per convincere o coinvolgere l’altro, ma altrettanto velocemente si lasciano accompagnare a loro volta nella discussione su nuovi territori dagli amici e finito il momento di intensa relazione… ecco che si mettono serenamente a fare altro, magari insieme o comunque del tutto indifferenti all’oggetto della discussione che è stato appunto solo un tramite per l’incontro!
E noi adulti cosa possiamo imparare osservandoli?
A mettere da parte i nostri pre giudizi, la nostra idea di bene e male, entrando in contatto con le nostre pregresse esperienze e facendo attenzione a che rimangano nostre e non vengano proiettate di continuo sull’altro. Solo così potremo realmente partecipare e crescere insieme ai bambini e lasciarci guidare dalla loro innnata voglia di ricercare soluzioni creative e frutto del loro pensiero magico!
Affascina sempre la meraviglia dell’infanzia ma ciò implica anche la loro grande capacità di rimettere di continuo tutto in discussione.
Forse, come dice Galimberti, non arriveremo ad una Verità, ma sicuramente eviteremo l’irrigidimento delle idee e l’incapacità di comprendere come il mondo cambi di continuo.
Dada Pamela



