Avete presente quelle mattine in cui tutto sembra turbinare e correre?
Al Polo, quelle mattine appaiono più o meno così: un’accoglienza che richiede particolare cura, bimbi che vanno e vengono per la merenda, altri che vanno cambiati, due o tre bambini che sono nel pieno dei loro giochi di forza e autoaffermazione, la mensa da chiamare, la collega da sentire per la mattinata, e intanto le accoglienze continuano e diverse hanno bisogno di ascolto e attenzione. È un normale inizio di giornata ma a volte manca il fiato, si cerca di gestire tutto, arrivare ovunque e di fare al meglio tutto. Ciò che in altri giorni sembra fluire, quella mattina il ritmo assume le sembianze di una corsa ad ostacoli. In questi momenti succede spesso che una sensazione di nervosismo e disagio si diffonde: le emozioni dei grandi “contagiano” quelle dei piccoli e viceversa, e più o meno tutti ci ritroviamo agitati e un po’ frustrati. Neppure il cerchio del mattino sembra utile per contenere la normale quantità di energia che si è creata.
Quindi in una “mattina frullatore” ci siamo divisi: il nido in una stanza a cantare e il gruppo dell’ infanzia in palestra. Qui ci siamo seduti e abbiamo respirato un attimo insieme in silenzio; già va molto meglio, il disagio si è affievolito, la pancia inizia a calmarsi e il respiro si fa più ampio. La Dada ha preso una scatola di costruzioni di legno e ciascuno dei bimbi ha preso un unico pezzetto. I più coraggiosi hanno chiuso gli occhi per farlo, lasciando che fosse il tatto e l’intuizione a scegliere il pezzo. Le indicazioni del gioco erano semplici: i pezzetti dovevano stare vicini o uno sopra l’altro ma la costruzione non poteva cadere. Se ciò fosse successo, ciascuno avrebbe dovuto riprendere il proprio pezzo e avremmo dovuto ricominciare, tutti insieme, a ricostruire. Ci siamo quindi messi in cerchio: ciascuno di noi con cura e attenzione ha appoggiato a terra il proprio pezzo. Guardando, osservando, fremendo di impazienza per la voglia di mettere il proprio pezzo, ascoltando o arrabbiandosi con l’amico per una mossa azzardata. Ma tutti avevamo chiaro che per “vincere” avremmo dovuto lasciare che ciascuno mettesse il proprio contributo e che ciascun pezzetto era importante soprattutto se messo con cura e attenzione. La dada ha messo l’ultimo pezzo, una bella responsabilità perché poteva fare crollare tutto. Ma per fortuna non è successo: ci siamo alzati, allontanati un po’ e abbiamo ammirato il risultato: una splendida città, una pianta strana, un mondo di eroi combattenti, un parco dei divertimenti, ognuno ci ha visto quello che voleva ma era proprio bella! E ha lasciato a tutti una bella sensazione di connessione e di calma, permettendoci così di proseguire la giornata, verso nuovi giochi e avventure, cose da fare e di cui avere cura.
Dada Francesca





