Abbiamo da poco incontrato nuove famiglie desiderose di conoscere più da vicino il nostro Nido e le sue scelte educative.
Ogni volta troviamo difficile “raccontare” quale sia l’idea di fondo che guida le nostre giornate, la nostra programmazione, il modo in cui proponiamo le attività.

Cosa coglie una persona che non ci conosce mentre raccontiamo che diamo un grande valore all’autonomia del bambino, alla sua capacità di creare, di scegliere, di negoziare, di sperimentare, di osservare? Che riteniamo di vitale importanza toccare, sporcarsi, urlare, piangere?

A volte quando dico che i bambini sono tutti “naturalmente” leali, sinceri, spontanei, sociali e che quindi basta chiedere “chi aveva prima questo gioco?” e fidarsi della risposta, molti sorridono poco convinti. Lasciati a se stessi, ovvero senza il giudizio e la morale di un adulto, non senza il nostro supporto, trovano sempre una soluzione conveniente per tutti.

Solo che spesso a un anno sono già confusi da sovrastrutture che noi adulti abbiamo ormai metabolizzato e di cui non ci accorgiamo nemmeno.

Certo i bambini sono anche egoisti perché stanno sperimentando ciò che gli da piacere, non hanno interesse a mettere a posto, a restare puliti, amano il rumore e il movimento, vogliono il rispetto per le loro cose personali ma sono disposti ad averne altrettanto per le cose altrui.

Ma siamo sicuri che spesso tutto questo non trovi una soluzione se gli si da il tempo per sperimentare ciò che desiderano in tutta tranquillità? E soprattutto se gli diamo piena fiducia e appoggio?

Come mamma mi sono trovata a fare tante scelte e ad accettare di imparare continuamente come si fa ad essere presenti senza essere di intralcio alla crescita. Mi ricordo alcuni momenti che mi hanno particolarmente divertito e stupito.

A nostra figlia abbiamo lasciato fin da piccolissima un angolo di muro dove esprimersi e lei ha dipinto e “scritto” per anni senza mai oltrepassare quello spazio o chiederne altro, passando bellissimi momenti in silenzio e solitudine.

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Quando aveva 6 anni abbiamo traslocato e ritenevo non ne avesse più bisogno. Così quando un pomeriggio ci ha detto “ho bisogno di scrivere una cosa importante”. Le abbiamo semplicemente risposto “certo, vai in camera tua”. Quando un’ora dopo ci siamo accorti che su un angolo del muro aveva ricreato i contorni di quel foglio immaginario che per anni era stato il suo spazio privato e lo aveva usato… siamo scoppiati a ridere di gioia.

I bambini hanno bisogno di giocare per molti anni e di crescere con i loro tempi. Ancora a 11 anni ritiene quel pezzo di muro fondamentale anche se ormai non ci scrive quasi più e non ne ha mai rivendicato altro!

Allo stesso tempo quando mia figlia mi chiedeva ancora piccola se poteva arrampicarsi, la risposta era sempre “solo fin dove sai scendere da sola. Quella è una buona misura per divertirsi ma non farsi male” e funziona ancora.

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Se a 6 anni mi fossi arrabbiata e  le avessi detto “sei troppo grande per scrivere su un muro” o peggio “E’ una cosa sciocca”,  cosa avrei ottenuto? Avrei ferito la sua voglia di giocare e di scegliere come farlo, e avrei dimostrato che non mi fidavo delle sue capacità di decidere. Ma se le avessi permesso di scrivere per tutta la casa? O di ottenere man mano sempre più muro?  Le avrei fatto capire che non esisteva una regola e che quel muro non aveva nessun valore, non era un posto speciale. E peggio, che la casa e i genitori erano in mano ai suoi capricci.

Se poi le avessi sempre impedito di arrampicarsi avrei ottenuto di doverla sorvegliare di continuo perché certo il desiderio di sperimentarsi non si esaurisce con un no. E se fosse arrivata in cima a un cancello spaventandosi perché era troppo in alto per saltare giù?

Ecco, io credo che questa sia la vera differenza tra libertà di crescere, di essere se stessi, di giocare, di apprendere, di ESSERE FELICI nel rispetto degli altri e della vita, e la licenza a fare tutto ciò che la mente egoica può concepire.

Certo tutto questo come si può riportare in una comunità come il nostro piccolo Nido, popolato da piccolissime persone?

Come sempre credo che un esempio e qualche immagine possano rendere meglio l’idea.

Momento di gioco autonomo dei “grandi” in cui è bellissimo stare seduti in un angolo a osservare come dinamiche e ruoli si autoregolino nell’incontro e nello scontro reciproco, causando solo raramente la necessità di una nostra parola.

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Un bimbo sale in piedi sul tavolino tondo. Di solito lì si fa merenda o qualche laboratorio e viene evitato durante i giochi. Mi giro e mi avvicino un po’, indecisa sul da farsi: è lecito stare in piedi su questo tavolo o no? Mentre mi sto rendendo conto che in effetti non c’è nulla di pericoloso vicino, che è ampio e basso e che, come tutto il resto dell’arredo, può diventare parte di una avventura giocosa, il bimbo mi guarda e dice:

“signori e signori, ecco a voi…”

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Perdo il resto del discorso perché si porta la mano alla bocca come un microfono e continua a illustrare uno spettacolo immaginario su quello che , ora lo vedo anch’io, è un perfetto palcoscenico.

In un attimo sguardi attenti vanno da me e il bimbo cercando di cogliere una mia minima incertezza.  E’ il momento di espormi anche’io per essere leale quanto loro: “ bimbi, sta per partire uno spettacolo molto interessante. Mi siedo qui a vedere. Chiunque salga sul palco deve stare attento a non far mal a nessuno altrimenti dovrà lasciare il gioco”.

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Piedi, mani, sorrisi e il palco si popola di attori intorno a quel primo presentatore. Nessuno si spinge o si disturba, eppure sono fitti!

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Dopo cinque minuti lui scende per fare altro e il gruppo si disperde in nuovi giochi.

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Sono passati diversi giorni e abbiamo fatto merenda e pranzato su quello stesso tavolo. Nessuno ha mostrato interesse a salirci, ne a sfidare le regole dello stare insieme educatamente.

Dandogli fiducia e sostenendo il loro gioco senza cercare di contenerlo o dirigerlo, hanno soddisfatto fino in fondo la loro curiosità e sono passati ad altro.

Quanto tempo e quanta energia avrei dovuto investire per difendere un no così poco motivato dai fatti oggettivi? “non sta bene, non si fa” è senza valore per un bambino anche molto più grande e , se facciamo attenzione, tante volte non ne sappiamo il motivo nemmeno noi….

Sono sicura che se si metteranno mai in piedi su un tavolo, lo faranno con una idea in testa e con molta attenzione, magari chiedendo il consenso con uno sguardo.

Perché tutti i bimbi sono  spinti dalla voglia di essere felici e divertirsi, non certo di fare i dispetti se non creiamo loro situazioni di incomprensioni e falsa libertà.

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