Per quanto possiamo sforzarci di essere buoni genitori ed educatori, a nessuna persona possiamo evitare le difficoltà del crescere, nemmeno prendendole su di noi.
Ricordate la meravigliosa battuta di Dori?
Marlin le racconta disperato che ha promesso a suo figlio Nemo, nel momento in cui l’ha preso in braccio la prima volta, che non gli sarebbe successo mai niente.
Trovo il seguente dialogo fantastico:
Dori – “piuttosto bislacca come promessa?”
Marlin – “come?”
Dori – “ per non succedergli niente, dovrebbe non fare mai niente!”
Diventare grandi è difficile, ma fortunatamente abbiamo … il pianto.
I bambini piccoli piangono per moltissimi e differenti motivi, ma tutti ugualmente opportuni e validi : perché si sono fatti male e vogliono la nostra consolazione, per le situazioni che non riescono ancora a gestire da soli,perché hanno troppo sonno, perché non riescono ad esprimersi bene, perché provano emozioni “grandi” in un corpo piccolo e non riescono a contenerle, perché si sentono molto molto piccoli in un mondo fatto di giganti.
Ma ci sono volte in cui i bimbi piangono perché non si sentono ascoltati con attenzione, non si lascia loro il tempo di portare a termine un lavoro, non gli si da la fiducia sufficiente per una piccola competenza e autonomia, non li si lascia percorre quella via spontanea per crescere creando invece per loro strutture e ritmi da adulti.
Allora si impuntano e pretendono di essere visti.
Molto spesso è sufficiente fermarsi, decidere che è più economico e salutare investire un piccolo tempo piuttosto che lanciarsi in una battaglia, abbassarsi alla loro altezza e dire seriamente e sinceramente: “ Scusa. Adesso ti ascolto e sto attento a quello che mi vuoi dire”.
Si sentiranno sollevati immensamente soddisfatti.
Ugualmente piangono quando i limiti che vengono loro imposti, i no, sono così tanti da perdere valore, o così labili e inconsistenti da non sentirsi protetti e sicuri, magari cambiando senza una coerenza, a discrezione dell’umore dell’adulto.
Questo forse è il pianto più difficile da gestire. Se il bimbo non sa come comportarsi, sarà confuso e arrabbiato e per niente collaborativo. Si sentirà in pericolo e non accetterà di assecondarvi. Qui spesso il pianto si trasforma in urla, strepiti e manifestazioni plateali di disappunto.
Il capriccio è un tentativo non di fare un dispetto ma di testare le nostre intenzioni, i nostri limiti, la nostra capacità di leader.
Vedere un bimbo piangere muove sempre qualcosa di profondo. difendiamone la ricchezza permettendogli di esprimersi, di ribellarsi ai nostri errori o di manifestare la rabbia, la tristezza, o semplicemente un momento di fatica.
Cercando di ascoltare con attenzione quale messaggio vuole portare.
Pamela



