“Un buon insegnante è colui che si rende progressivamente inutile” (anonimo)
Ho letto questa frase qualche giorno fa e mi ha fatto pensare…
Un buon educatore forse è colui che sa osservare e “sentire” quando è il momento di partecipare, suggerire, sostenere, proporre… E quando invece stare fermi, fare un passo indietro e lasciare spazio.
Ultimamente mi è capitato di vivere delle mattine da “grandi” come diciamo al nido! Ovvero di prendere il gruppo dai 2 anni e giocare con loro alcune ore. È davvero una esperienza diversa. Noi amiamo il gruppo misto per tutta la ricchezza che porta, l’affettività, l’attenzione alle diverse competenze ed esigenze, la complessità di stimoli, la possibilità di osservare gli altri giocare e molto ancora.
A volte però cambiare è un modo per scoprire qualcosa di nuovo.
In queste occasioni mi sono sentita immersa in una energia diversa, dove davvero era importante saper ascoltare e decidere ogni momento come procedere. È stato molto coinvolgente preparare con loro la palestrina, cercando io alcuni materiali interessanti per poi capire loro come volevano usarli, cosa volevano creare, cosa mancava. E le idee si sono susseguite per una intera ora senza cali di attenzione e di partecipazione, con spiegazioni e richieste e molta capacità di negoziare, accordarsi, chiedere.

La pausa merenda era necessaria per recuperare una calma persa nell’euforia del fare.
Ma la parte che più mi ha stupito è stata rientrando in sezione quando mi hanno chiesto di leggere delle storie da grandi…e allora cosa meglio del ” Mostro peloso” dove la piccola Lucilla prende beatamente in giro il grande e brutto mostro!? Se poi prima stiamo insieme in silenzio ad ascoltare il suono delle campane tibetane sarà ancora più facile ascoltare attentamente.
Ecco finalmente scarichi e ben integrati tra loro, inizia la vera magia: per un ora ancora non hanno avuto alcun bisogno di me.
Ero nella stanza ma allo stesso tempo ero spettatrice senza nessun ruolo attivo. Che bello! Ma anche come è difficile non essere utile !
Passavano da una attività ad un altra organizzandosi e sistemando i materiali a loro modo, chiamandosi, abbracciandosi, invitandosi e dandosi ruoli, giocando vestiti diversi, quelle dei grandi davvero, di mamma e papà ma a volte anche delle dade, dei nonni o dei fratelloni.
Che privilegio poter stare… Senza altro da fare che non vederli davvero, emozionarmi, stupirmi, cercare di capire cosa faceva funzionare il tutto così bene.
Da un momento all’altro questo caos organizzato è crollato senza preavviso.
Un po’ spaesata guardo l’orologio: sono le 12,15. Caspita, certo, sono affamati!
Andiamo a pranzo soddisfatti e anche un po’ eccitati di essere così ” grandi”, tanto da tentare di mettere i piedi sul tavolo … Come se la dada non ci fosse!
“Bimbi, siete grandi e geniali ed è stata davvero una divertente giornata con voi. Grazie mille.
Ora però piedi sotto il tavolo che siete ancora un po’ piccoli e la dada vi porta la pappa”
dada Pamela

















