Uno dei significati del termine Yoga al quale sono più affezionato è “unire”, “unione”.
Unire il corpo e la mente, unire l’intenzione alla volontà, unire il pensiero all’emozione, il movimento alla stasi.
Quando l’estate scorsa mi è stato chiesto di proporre la pratica ai bimbi, è stato per me la prima volta. Non nego che una parte di me era in seria difficoltà, non sapevo bene come propormi, come avrebbero reagito i piccoli allievi e come avrei reagito io, sempre e solo abituato agli adulti.
Mi chiedevo: cosa racconto? cosa “uniamo”? I bimbi sono questo guazzabuglio meravigliosamente indistinto di tutto, e tutto insieme, che non sapevo quasi dove andare a parare.
Dopo la lezione con loro è stato tutto più chiaro, quanto mi sentivo troppo adulto, complicato, abituato a richieste complicate: Cosa devo sentire? E’ giusto come sto facendo? Questa posizione a cosa serve?…

Come al solito la testa che continua a parlare e non da ascolto al corpo. I bimbi invece hanno reagito accogliendo la pratica come solo loro sanno fare: sparigliando le carte. Fanno la posizione con quella meravigliosa curiosità che è anche fiducia, praticano giocando rendendo il tutto estremamente importante per loro, si applicano con il corpo senza pensarci molto e se si stancano semplicemente smettono.
Ecco quindi che quel guazzabuglio è “l’unione” che l’età adulta ci porta via, praticare con loro è stato come tornare a farlo la prima volta: stupore, fascino, divertimento, leggerezza.
Grazie ai miei piccoli allievi e alle Dade per le occasioni.
Un Vostro Allievo
Alessandro
Grazie di cuore per queste parole, di riflessione e di racconto.
E per la bellissima mattina passata insieme!
Le dade e i dadi dell’Atelier










