Psicomotricità Relazionale Metodo IIPR
Perché la Psicomotricità Relazionale Metodo IIPR è una attività educativa così preziosa per i bambini al punto da essere inserita nell’offerta formativa dell’Atelier dei Piccoli dal 2011?
Perché l’Atelier dei Piccoli ha aperto le porte della Psicomotricità anche al pomeriggio, per bimbi della scuola dell’infanzia, primaria e della scuola secondaria di primo grado?
La Psicomotricità Relazionale (PR) è una attività corporea, ludica, divertente, basata sul gioco spontaneo e che, attraverso materiali non strutturati e un setting attrezzato adeguatamente, stimola le tre tipologie di gioco tipiche dell’età evolutiva: gioco sensomotorio, simbolico e di socializzazione.
Nei percorsi di psicomotricità relazionale metodo IIPR, i bambini si sperimentano in sicurezza, scoprono il proprio potenziale e il proprio potere, strutturano la fiducia in sé stessi; imparano ad esprimere le emozioni e a soddisfare i propri bisogni, nel rispetto di sé stessi e degli altri; realizzano desideri (il gioco è fantasia ma le emozioni che vivono sono reali e, quando giocano, i bimbi vivono vere e proprie avventure); si confrontano coi pari, scoprendo così l’importanza delle regole e integrando le mappe emotive comportamentali; sperimentano e consolidano poi nel tempo strategie relazionali sempre più efficaci; imparano a rimanere in relazione nonostante il disaccordo, ovvero, imparano a litigare nel rispetto reciproco, senza farsi male, né fisicamente, né con le parole.
L’Atelier dei Piccoli offre percorsi di Psicomotricità Relazionale in orario scolastico ed extrascolastico perché riconosce nella PR una attività educativa fondamentale per lo sviluppo armonico della persona.
Uno sviluppo armonico si realizza in un ambiente adeguatamente accogliente e stimolante, dove si possono esprimere emozioni, soddisfare bisogni e realizzare desideri, nel rispetto reciproco. Un ambiente in cui ci si può confrontare con i pari, innanzitutto, e con gli adulti, al bisogno.
La realtà attuale più frequente del bambino lo vede unico bambino della famiglia, impegnato a relazionarsi prevalentemente con adulti, adulti che sono responsabili per lui e che quindi non offrono le difficoltà della relazione tra pari. Gli adulti dicono al bambino cosa fare, troppo spesso si sostituiscono a lui per fare prima e meglio, temono i litigi tra bambini a cui attribuiscono significati differenti da quelli reali e per i quali cercano soluzioni macchinose e inefficienti; faticano a tollerare il pianto, i capricci e chiedono al bambino spiegazioni impossibili per l’età che hanno perché non ne comprendono il linguaggio corporeo con cui invece il bambino comunica.
Tutto ciò rende i bambini sempre più insicuri con i pari e richiestivi con gli adulti, alimentando un circolo vizioso.
E’ importante quindi che gli adulti (educatori, insegnanti e genitori ma non solo) si mettano in gioco e in discussione, facendo formazione, supervisione, percorsi di sostegno alla genitorialità e psicoterapia, e che offrano ai bambini occasioni e percorsi educativi adeguati ai loro bisogni, come i percorsi di Psicomotricità.
A COSA SERVE LA PSICOMOTRICITA’ RELAZIONALE
La PR risponde alle esigenze dei bambini offrendo uno spazio/tempo/oggetto/relazione adeguati in cui i bambini, attraverso il gioco e il linguaggio corporeo, possono esprimere, elaborare e arricchire il proprio mondo interiore fatto di emozioni, bisogni, desideri, relazioni.
QUALI SONO I TEMI FONDAMENTALI SU CUI LAVORA LA PR
- LA RELAZIONE
Prima di tutto la relazione affettiva ed empatica: in età evolutiva l’apprendimento passa attraverso la relazione. La prima cosa su cui lavorare con i bambini è sempre la costruzione di una relazione affettiva di fiducia.
- LE EMOZIONI
Le emozioni espresse dal bambino vengono accolte e restituite attenuate dall’adulto al fine di farlo sentire visto, accolto, compreso e contenuto. Questa esperienza ripetuta nel tempo permette al bambino di sentirsi più sicuro e, di conseguenza, di riuscire sempre meglio a gestire le proprie emozioni in autonomia.
- I BISOGNI E I DESIDERI
I bambini nel gioco mettono in scena i propri bisogni e desideri. L’obiettivo della PR è quello di far sì che i bambini li riconoscano e li soddisfino, nel rispetto di sé stessi e degli altri.
- LE REGOLE
Nel confronto con i pari e con lo psicomotricista, il bambino sperimenta strategie relazionali sempre più efficaci e rispettose. Nel tentativo di essere accettato dai pari, scopre l’utilità delle regole.
- IL CONFLITTO
Litigare è inevitabile. In PR ci si allena a farlo bene, ovvero rimanendo in relazione nonostante il disaccordo, senza farsi male, né fisicamente né con le parole. Lo psicomotricista crea le condizioni per un buon confronto, non cerca il colpevole, né offre soluzioni. Il bambino fa esperienza della propria capacità di risoluzione dei conflitti, competenza fondamentale per poter convivere con gli altri.
- LA DIFESA PERSONALE
La prima e più efficace forma di difesa personale ha a che fare con la capacità di gestire le proprie emozioni, con la consapevolezza del linguaggio corporeo e delle proprie competenze relazionali. La PR lavora proprio su questi aspetti fondamentali per muoversi sicuri, per evitare di ingaggiare o far degenerare i conflitti.
In sintesi, la PR risponde alla necessità sempre più impellente, nella realtà attuale in cui i bambini sono circondati da adulti, di offrire ai bambini occasioni per sperimentarsi con i pari in sicurezza, per imparare a gestire le emozioni, i conflitti, per scoprire l’utilità delle regole, per imparare a difendersi.
I genitori che si rivolgono all’Atelier condividono questo stile educativo che li vede coinvolti fin dall’inizio: genitori e psicomotricista stipulano un patto di corresponsabilità e collaborano fin dal primo giorno affinché i bambini possano essere messi nelle migliori condizioni di sperimentarsi. Da qui la scelta della psicomotricista dell’Atelier di fare colloqui conoscitivi anche per i percorsi educativi di gruppo, scelta personale che prevede un confronto telefonico sufficientemente approfondito per ogni partecipante prima di iniziare, un breve confronto sulle emozioni provate a seguito della prima seduta di corso e un colloquio finale di restituzione individuale e in presenza sul percorso fatto da ciascun bambino.
Ivy – la psicomotricista






