Quando arriva un fratellino spesso inizialmente non succede niente di strano (a parte ovviamente la complessità della riorganizzazione famigliare), ma dopo qualche mese, ciò che sembrava un’apparente e appagante tranquillità viene scossa da comportamenti strani, bizzarri, regressivi del primogenito.
E’ il caso di un’amica che mi scrive per chiedermi un consiglio: il suo bimbo grande, di 4 anni, ha ricominciato a farsi la cacca addosso qualche mese dopo che è nato il fratellino.
Molto probabilmente sta chiedendo un surplus d’attenzione, non so se è vera e propria gelosia, ma questo non importa più di tanto.
Si comporta come il fratellino, la regressione è frequentissima quando arriva un altro piccolo. C’è chi torna a farsi la pipi o la cacca addosso, chi ricomincia a parlare come un bimbo di un anno, chi rivuole la titta..insomma, è un passaggio quasi obbligato. In fondo lui vede che se il fratellino si sporca voi lo pulite e, di solito, il momento del cambio è un momento intimo, dedicato esclusivamente alle coccole con il neonato.
Probabilmente la sua richiesta è proprio questa, che sta al limite tra la richiesta e la provocazione .. ma lui questo non lo sa! Vi richiede momenti esclusivi, sta iniziando a far i conti con la realtà (cioè:il fratellino c’è, non se ne va più), e la realtà non è quella di prima, quando c’era solo lui.
Cerca di non sgridarlo, ma neppure ignorarlo porta a cambiare la situazione.
Non ti deve preoccupare l’atto in sè; immagino lo faccia a casa, non a scuola.
L’atto in sè, ti dicevo, non è un problema. Anche se molto tranquillamente, se dovesse farla diventare una sorta di abitudine, gli puoi far presente che non è piacevole per te e neppure per lui quello che sta facendo.
Spesso è importante e risolutivo far capire ai bimbi che si è capito il loro problema: il loro bisogno.
Quando i bimbi sentono che si prende “in carico il carico del loro bisogno”, tutto assume un’altra faccia e un altro grado di tolleranza e spesso fa trasformare un comportamento regressivo in qualcosa di costruttivo.
I bimbi sentono quando le mamme si stanno occupando del loro problemi, senza bisogno di grandi parole o di grandi discorsi.
Se riuscite a ritagliarvi un momento esclusivo per voi due, in cui fate qualcosa di speciale sarebbe utile.
Io con Ines avevo creato, dopo la nascita di Miranda (su aiuto di Pamela), un cartellone con disegnati i giorni della settimana. Sette spicchi colorati.Poi avevamo creato tanti cerchi con il cartoncino su cui erano disegnate le cose che le piacevano fare (anche piccole cose, tipo un gelato, un cartone, un bagno, una passeggiata, una merenda speciale…) e anche le cose che si dovevano fare (andare a scuola). Ogni mattina mettevamo nel giorno corrispondente il dovere (andare a scuola) e un cartoncino a scelta sua di ciò che le piaceva fare.
Quella era l’attività da fare esclusivamente con la mamma, senza Miranda o nessun altro. Anche solo stare abbracciati.
Questo l’ha rasserenata tanto, sia perchè ha capito, visivamente, che ogni giorno c’era per lei e per me qualcosa di speciale da fare assieme, sia perchè ha percepito la mia “presa in carico del problema”.

Altra cosa molto importante da fare è dare un nome alle sensazioni: la rabbia, l’invidia, la paura, la gelosia, la tristezza son stati d’animo che i bimbi non sanno esprimere a parole. E’ quindi utile cercare di dargli l’opportunità di dare un nome a quello che prova, così da trasformarlo in qualcosa di meno indefinito. che sta dietro all’atto ciò su cui devi portare la tua attenzione e la tua empatia.
Non è facile come te lo sto scrivendo, ovvio..ma son sicura che troverai la chiave per aiutarlo.
SOPRATTUTTO, FIDUCIA ALLE MAMME! Il nostro istinto sa dove si deve andare!
Caterina




